mercoledì 11 settembre 2013

Perchè investire in azioni? Il senso dell'investimento azionario

Qual è il senso dell'investimento azionario? Questa è la domanda che si è posto Killerinpensione, uno dei nostri lettori. Proviamo a rispondere.

Cosa sono le azioni.

Il primo passo per capire il senso di questo investimento è partire dall'elemento base. Mi perdonerete se non vi tiro fuori il codice civile, ma mi limiterò a una semplice definizione da uomo comune. Le azioni sono un titolo che ci permette di essere i proprietari di un'azienda, molto semplicemente.
Possedere un'azione ci permette di partecipare ai profitti dell'impresa (se ve ne sono). Ovviamente, essendo i proprietari, ne porteremo anche i rischi. Se l'azienda smettesse di fare profitti e arrivasse alla bancarotta il nostro investimento non avrebbe più alcun valore.

Trarre profitto dalle azioni.

Dunque... abbiamo capito che possedere un'azione è il modo moderno per possedere un'attività (oltre a comprarsela direttamente e per intero, avendo i soldi..). Come si trae profitto da un'attività? Per prima cosa occorre che l'attività abbia successo e che generi utili.
Facciamo finta di aver acquistato il 10% della Rossi Bulloni S.p.A (RB, per gli amici). se la RB genera quest'anno 500 milioni di utili, noi avremo diritto a 50 milioni.

Ma questi milioni ci verranno pagati direttamente sul conto corrente?

Dipende. Il CdA potrebbe decidere di distribuire tutti gli utili come dividendo e in tal caso ci arriverebbero effettivamente sul conto i 50 milioni. Ma potrebbe anche decidere di trattenere gli utili per reinvestirli nell'attività. In quel caso come facciamo a guadagnare? Avremo un incremento del valore contabile delle nostre quote che, però, potremo incassare solo vendendo le nostre quote a un altro soggetto.

Ricapitolando quanto abbiamo visto finora, possiamo riassumere dicendo che le azioni sono dei titoli che ci permettono di essere proprietari di un'azienda e che ci permettono di guadagnare o attraverso la distribuzione degli utili o tramite la cessione delle quote

La quotazione in Borsa


Se la RB S.p.A fosse quotata in Borsa sarebbe molto più pratico effettuare lo scambio con un terzo. Innanzitutto ogni giorno ci sarebbe un prezzo al quale effettuare gli scambi, mentre se l'azienda non fosse quotata dovrei ricorrere a costosi studi di commercialisti e a tecniche di valutazione comunemente accettate.

Si tratta solitamente di multipli di alcuni parametri di bilancio (solitamente gli utili operativi, l’EBITDA) opportunamente corretti per tenere conto del debito della Società.

Che cosa cambia nel caso di titoli quotati in Borsa? Sarei tentato di rispondere “nulla” ma probabilmente mi troverei qualcuno di voi sotto casa con una tanica di benzina.

E’ più corretto metterla in questi termini: non dovrebbe cambiare nulla. Perché il condizionale? Mettiamoci un attimo a pensare. Se posso comprare un’impresa che produce 10 milioni di utili ogni anno a 80 milioni fuori dalla Borsa, a parità di prospettive e di mercati, perché dovrei pagare di più la sua “gemella” quotata? Non c’è alcun motivo razionale.

Purtroppo gli investitori in Borsa non sono esattamente razionali, quindi può succedere che un’azienda che fuori da Piazza Affari sarebbe valutata 80 milioni venga in realtà valutata in una forbice tra i 40 e i 200 milioni in Borsa. Come mai? Beh, qui ci sarebbero veramente migliaia di parole da scrivere, link da fornire e pubblicazioni su pubblicazioni, ma per il momento mi limito alla metafora di Graham in “The Intelligent Investor”.
 
Il motivo è che abbiamo a che fare con un socio molto lunatico, Mr. Market.Mr. Market si alza una mattina e comincia a pensare che nuovi ordini non arriveranno, che i costi aumenteranno e che, tutto sommato, gli utili futuri saranno molto minori di quelli attuali. Quindi è disposto a cederci la sua quota a un prezzo molto scontato. Purtroppo per lui la mattina dopo si alza e la pensa esattamente nella maniera opposta, e ci viene a stressare a qualsiasi ora per ricomprarsi la sua quota a tre o quattro volte il prezzo che gli avevamo pagato in precedenza.

Non ho la pretesa di aver trattato i motivi di fondo delle fluttuazioni degli scambi azionari, ma il messaggio che voglio far passare in questa fase è questo: nel caso di azioni quotate in Borsa una parte della movimentazione è legata ai fondamentali economici dell'impresa una parte è legata alle aspettative e alle emozioni del mercato nel complesso.

Ok... ma perchè azioni e non obbligazioni?

La domanda non è banale come potrebbe sembrare... dopotutto con un'obbligazione sappiamo sempre quanto avremo dopo un certo periodo, mentre con un'azione no. Perchè dovrei prendermi il rischio e l'incertezza?

Proviamo a spostarci verso la teoria economica, ma portando sempre con noi tanto buon senso.
Se io investo in azioni sto diventando un imprenditore. Questo significa che ho rischi maggiori dell'obbligazionista a fronte di guadagni potenziali maggiori.

Ora.. poniamo, per assurdo, che azioni e obbligazioni abbiano esattamente lo stesso rendimento atteso. Perchè, come individuo razionale, dovrei assumermi un rischio maggiore senza avere nessuna contropartita?
Ecco, magari non ci arrivo subito, ma nel tempo comincio a rendermi conto che questo investimento non è conveniente e quindi mi limiterei a prestare i miei soldi per avere interessi, da obbligazionista.

Così facendo, però, nessuno vorrebbe ricoprire il ruolo di imprenditore. E se nessuno vuole ricoprire il ruolo di imprenditore finiremmo in un mondo senza imprese, senza posti di lavoro e, in ultima analisi, con l'economia allo sfascio. E' ovvio che questo scenario non accadrà mai.

Quello che accade nella realtà (semplificando molto) è che nel momento in cui molti offrono denaro sotto forma di prestiti il costo di tali prestiti scenderà e permetterà a qualcuno di finanziarsi a un costo inferiore al ritorno dell'investimento dei capitali in azienda. Questo permette un premio al rischio dell'imprenditore che quindi ha convenienza a tenere in piedi la baracca, finanziarsi da banche e obbligazionisti e creare posti di lavoro e benessere.

E' chiaro che a momenti il rendimento azionario può essere inferiore a quello delle obbligazioni. Ed è altrettanto vero che questo "momento" può durare anche anni.

Ma le azioni rappresentano le imprese e le imprese sono la struttura portante dell'economia. Non è logico pensare che spariscano e, come abbiamo visto, il sistema tende a riequilibrarsi verso un maggiore rendimento per l'imprenditore/azionista.

Iniziate a capire dove voglio arrivare?

Ricapitolando...

  • con le azioni divento proprietario di imprese
  • queste imprese mi fanno guadagnare attraverso i loro utili (sia distribuiti che reinvestiti)
  • posso guadagnare più o meno per effetto delle fluttuazioni dei prezzi di mercato scollegate dai fondamentali economici.
  • ...ma in definitiva il rendimento di un investimento azionario in un periodo lungo deve essere maggiore di quello di un investimento privo di rischio perchè altrimenti cadrebbe a pezzi l'economia.
Il quarto punto che cosa comporta? Che il senso vero di un investimento azionario è quello di ottenere i rendimenti maggiori nel lungo periodo. Nella scelta tra azioni e obbligazioni le azioni sono sempre quelle che nell'arco della nostra vita ci daranno i rendimenti maggiori pur avendo una maggiore fluttuazione dei loro prezzi nel corso del tempo.

Questo significa che un investitore accorto (per tornare a Graham...) dovrebbe sempre avere una quota del proprio patrimonio investito in azioni (sia direttamente, che, preferibilmente, attraverso fondi ed etf) al fine di ottenere i rendimenti maggiori. Altre considerazioni di carattere personale (propensione al rischio e orizzonte temporale, ad esempio) influiranno su quante detenerne effettivamente, ma costruirsi un portafoglio di investimento senza una componente azionaria è come costruirsi una casa senza fondamenta!

3 commenti:

  1. Killerinpensione11 settembre 2013 18:56

    Davvero molto utile questo articolo. Grazie.

    Possiamo dunque dire che l'investimento azionario è intrisicamente legato al sistema capitalistico? Non può succedere che un ETF azionario comprato oggi a 100 valga 20 tra 30 anni perchè questo significherebbe che il capitalismo non esisterebbe più. E' così?
    E si potrebbe aprire a questo punto un fronte ideologico di discussione sul capitalismo stesso relativo all'investire o meno in azioni?

    Immagino che la convenienza dell'investimento azionario nel lungo termine sia suffragata da dati statistici.
    Come ti spieghi che Beppe Scienza dica nel suo sito:

    "Mediobanca smonta la frottola della convenienza alla lunga delle azioni: esaminando l'intervallo di tempo dal 1928 al 2009 si vedono periodi lunghissimi con perdite reali dell'investimento azionario pur tenendo conto dei dividendi:

    Borsa dal 1928.pdf, Borsa dal 1928 commento, link a Mediobanca "

    Voglio dire, immagino che tu non sia d'accordo, ma si tratta di un punto disputato?

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    1. Legato al sistema capitalistico sì, ma più come effetto che come causa…

      Sulla seconda affermazione devo rispondere no.

      E’ molto improbabile che un ETF azionario comprato oggi a 100 valga 20 tra 30 anni, ma senza sapere che ETF azionario è come si può essere sicuri? Quanto varrebbe oggi un eventuale ETF azionario sul settore dei dirigibili o delle chiatte fluviali?
      E’ chiaro che per aumentare la probabilità di avere rendimenti positivi è importante che l’investimento sia molto diversificato sia in termini di area che di settori. Aumentando la diversificazione si riducono sia il rischio di grossi crolli che il “rischio” di enormi guadagni.

      Anche nel caso di investimenti su indici ampi (tipo area Euro, Nord-America…) non è escluso che dopo 30 anni ci possa essere un rendimento reale negativo o rendimento inferiore ai bond. Dipende tutto dal periodo preso a riferimento. Quello che si può dire è che normalmente questo non avviene, ma il mondo della finanza è sempre ricco di sorprese.

      Arriviamo alla citazione del prof. Scienza.

      Questo è il link allo studio di MedioBanca.. Come si vede dallo studio innanzitutto l’indice dei corsi azionari (secchi, quindi senza considerare i dividendi) è largamente superiore a quello dei BOT (pagina 2: nel 2010 22948 vs 10709). Sempre nell’ottica della domanda “perché investire in azioni?” questo è sicuramente un elemento che conferma la nostra teoria dei maggiori rendimenti.

      Il fatto che vi siano stati rendimenti reali negativi in alcuni periodi è un fatto, e questo pare contraddire il comune “dogma” delle azioni che proteggono dall’inflazione. In realtà le azioni non sono lo strumento ottimale per proteggersi dall’inflazione. Nel lungo periodo riescono ad avere rendimenti reali positivi (perché? L’inflazione aumenta anche i profitti delle imprese in termini nominali e tali profitti “tirano” il prezzo) ma, come abbiamo visto, il loro prezzo dipende anche da aspettative ed emozioni del mercato.
      Le somme che sappiamo di dover spendere a una certa data, a mio parere, vanno investite in btpi o bfpi per proteggere il loro potere d’acquisto. L’investimento in azioni è invece una scommessa che va fatta per guadagnare di più nel corso della propria vita.

      Un’altra differenza tra lo studio Mediobanca e la realtà è che non sono considerati l’effetto di eventuali ribilanciamenti della propria posizione e l’effetto di investimenti a date “scaglionate”, che dovrebbero portare a un miglior rendimento in termini reali.

      Infine l’altro limite è nella “base” dati. Perché dovremmo limitarci a investire nell’Italia quando invece possiamo investire in tutti i mercati mondiali? Investendo su tutti i mercati mondiali la probabilità di rendimenti reali positivi aumenta.

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  2. Killerinpensione13 settembre 2013 18:19

    Ti ringrazio, molto utile anche la parte su investimento azionario e inflazione.

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