Guida all'investimento: Prima parte - Quando investire e come definire gli obiettivi.

Prima puntata della guida per capire quando investire, dove investire e su cosa investire.

Guida all'investimento: La Diversificazione

In questo post analizziamo l'importanza della diversificazione per il nostro portafoglio.

Guida all'investimento: Quarta Parte - Quali strumenti utilizzare per l'Azionario?

In questo post cerchiamo di capire come orientarci tra i vari strumenti disponibili

Come si seleziona un fondo?

Scopri i criteri fondamentali per la selezione del tuo fondo attivo.

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mercoledì 30 maggio 2012

Sai dire cos'è esattamente il rischio?

Battiamo il ferro finchè è caldo.
Nel post del 28 di maggio ho fatto riferimento al binomio rischio e rendimento. Ma se capire cos'è il rendimento è abbastanza intuitivo per tutti noi, capire esattamente cos'è il rischio non è altrettanto semplice e immediato.

Nella foto che vediamo è abbastanza semplice capire quale sia il rischio per il bambino. Se l'onda supera gli scogli il bambino si bagna. Se l'onda dovesse essere molto alta il bambino rischierebbe di essere travolto e cadere a terra.

Nel mondo dei mercati finanziari i rischi sono molti di più e molto più subdoli.

Il rischio con cui molti Italiani hanno ormai familiarità è quello di credito, ovvero la possibilità che l'obbligazione che deteniamo non venga onorata dalla controparte.
Il caso Parmalat, il caso Lehman, il caso Argentina e anche l'evoluzione dello spread Btp-Bund ci mostrano cosa succede quando il rischio di credito sale (vedi aumento dello spread) e quando il rischio di credito si concretizza.

Bisogna quindi ricordarsi sempre che non è sempre oro quel che luccica. Chiediamoci sempre se dietro a un rendimento più alto di un bond non ci sia qualche "sorpresa" in agguato.

Un altro aspetto del rischio legato agli strumenti finanziari è il rischio di prezzo, ovvero che qualcosa da noi acquistato subisca una variazione di valore. Tale rischio è solitamente misurato dalla volatilità. Più uno strumento finanziario è volatile e più sarà rischioso per noi detenerlo qualora un imprevisto ci forzi a smobilizzarlo prima del previsto. Teoricamente se avete pianificato bene la vostra gestione del portafoglio ciò non dovrebbe accadere, ma sappiamo che la vita a volte gioca brutti scherzi. La volatilità di uno strumento finanziario ci dice quanto sono ampie le variazioni che quello strumento può avere dalla media dei suoi rendimenti.

Una delle classi di strumenti finanziari (asset class) più volatile è quella delle materie prime (commodities) che spesso nello spazio di pochi mesi può fare balzi (in entrambe le direzioni) notevoli, seguita a poche incollature dalle azioni.
Ma anche i bond possono essere molto volatili: più un'obbligazione è lunga (e in finanza la lunghezza non si misura con la sua scadenza, ma con la sua duration) e più sarà soggetta a variazioni di prezzo, e quindi più sarà volatile.

Come si può vedere dall'andamento delle performance del fondo relativo ai bond governativi tra i 15 e i 30 anni di iShares se la durata del bond è elevata (e al momento in cui scrivo è di circa 14 anni) i movimenti possono essere anche violenti e repentini: osserviamo il grafico estrapolato.

E' vero che l'indice (linea blu) dal 2006 ha reso circa il 30% complessivo, ma se facciamo più attenzione noteremo alcuni momenti rilevanti. A metà tra i primi due periodi del grafico (direi a maggio 2007, ad occhio) l'indice era diminuito del 10%. Una simile diminuzione si può evidenziare anche tra i picchi e i minimi tra i due periodi del 7 maggio 2010 e del 7 marzo 2011. Quello che sembra un investimento sicuro sulla carta (titoli di stato principalmente tedeschi, francesi e italiani) ha in realtà movimenti piuttosto "ballerini". Vedremo più avanti il motivo, ma quello che in questa fase è importante capire è che qualsiasi investimento può essere rischioso. E' bene quindi sapere quali sono i rischi che ci attendono e capire se e in quale misura siamo disposti ad affrontarli.

In realtà la misura del rischio prezzo attraverso la volatilità è soggetta ad alcune obiezioni, legate soprattutto alle ipotesi semplicistiche del modello che vi sta dietro. In un post successivo analizzerò altre misure proposte al posto della volatilità, ma per il momento possiamo considerare la volatilità una buona approssimazione del rischio di prezzo.

Vi sono in finanza altri tipi di rischio, ma che sono tuttavia meno importanti. Uno di questi è il rischio legato al settore in cui opera una determinata impresa. Pensate per un attimo di essere catapultati nei primi anni del 1900. Quali sarebbero le industrie su cui scommettere per il futuro? Le ferrovie e il trasporto fluviale. Molte aziende ferroviarie sono in seguito fallite, e il trasporto fluviale è praticamente scomparso. E' ovvio quindi che investire in determinati settori ci espone al rischio di fallimento di quel settore nel suo complesso, in ottica di lungo termine. E' un rischio cui si può facilmente porre rimedio attraverso la diversificazione, l'alleato migliore per l'investitore. Ci tornerò.

Altri rischi specifici possono essere il rischio di liquidità, rischio valutario, rischio paese, e così via. Tuttavia tutti questi rischi sono marginali rispetto alla vera bestia nera per l'investitore: il rischio inflazione.

Si tratta di un rischio così importante e così devastante che merita un proprio post. Alla prossima puntata, dunque.

lunedì 28 maggio 2012

Il mito della pentola d'oro e dell'arcobaleno

Chi non ha mai sognato di riuscire ad arrivare alla base dell'arcobaleno per trovare la famosa pentola d'oro?

L'idea della ricchezza facile e veloce ha sempre, innegabilmente, affascinato l'uomo.
Recentemente mi ha molto colpito la notizia che gli Italiani nel 2011 abbiano destinato in media 1.260 euro pro capite alla spesa in giochi e scommesse, contro una spesa in fondi pensione media pro capite di 664 euro. 

E' chiaro che il risparmio non è fatto di soli fondi pensione, ma è un segnale chiaro di come in un momento di difficoltà si cerchi la via breve, quella che sembra la scorciatoia più rapida per uscire dalle ristrettezze e dai problemi che ci ha causato la crisi economica.

Questo comportamento è parte integrante della psicologia umana e, chi più chi meno, siamo tutti quanti colpiti dal fascino di arricchirci più velocemente possibile.

La maggior parte di noi (fortunatamente) non sperpera migliaia di euro nella speranza di imbroccare il 6 al Superenalotto, ma può cadere più facilmente vittima dell'idea che i rendimenti sui mercati finanziari debbano essere per forza elevati.

Che, in qualche modo, l'investire sia la scorciatoia per arrivare prima all'agognato sogno di ricchezza.

Come disse Karl Marx, "la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni".


Uno dei concetti chiave della finanza è quello del binomio rischio-rendimento. Più il rendimento è alto più il rischio è alto (attenzione: non è sempre vero il contrario, come vedremo..).
Questa può sembrare una banalità, ma troppo spesso sembriamo dimenticarcene quando insistiamo per avere quel mezzo punto o quel punto in più con il nostro promotore o da soli davanti al trading online.


Non dimentichiamoci mai di questo primo pilastro della teoria finanziaria: rischio e rendimento vanno a braccetto.

Quando questo concetto di base viene dimenticato si aprono le porte per i più grossi disastri finanziari che la storia ricordi, come avremo modo di vedere in altri post.
Fare tesoro di quanto accaduto in passato è fondamentale per evitare che questo si ripeta e, soprattutto, che coinvolga i nostri sudati risparmi.

Vedremo nei prossimi post come si collocano le tipologie di investimenti più comuni in termini di rischio e rendimento, cercando anche di capire quali siano le più opportune per ciascuno di noi. E cercheremo anche di sfatare il mito di come i bond siano investimenti sicuri a prescindere (e no, non sto parlando della crisi dell'Eurozona).

domenica 27 maggio 2012

Primo contatto

Viviamo in un periodo molto difficile, dal punto di vista finanziario (e non solo).
Inutile elencare tutte le fosche previsioni sul futuro dell'Eurozona o i dati che, giorno dopo giorno, certificano una crisi sempre più profonda del nostro paese.

In tutto ciò la domanda che sorge spontanea è: che fare con i miei soldi?
Può sembrare che qualsiasi cosa sia sbagliata: da un lato le azioni crollano, dall'altra i bond sicuri rendono praticamente zero. Nel mezzo ci stanno miliardi di prodotti diversi, ciascuno dei quali può sembrare complicato o un affare.

Lo scopo di questo blog è proprio quello di aiutare a riflettere su che cosa fare, partendo da quello che dovrebbe essere alla base di qualsiasi ragionamento: il buon senso.

Nei post che seguiranno cercherò di spiegare con un linguaggio semplice gli errori abbastanza comuni che possono colpire l'investitore poco convinto o improvvisato, dall'investimento fatto perchè "l'ha consigliato il mio amico allo sportello" alla vendita in preda al panico quando la borsa sta crollando.

Cercheremo di capire come dormire sonni tranquilli e non rischiare oltre quello che la nostra emotività non ci permette. Cercheremo, soprattutto, di capire i pochi concetti di base che stanno alla base dell'investimento finanziario.

Nel suo libro "The Four Pillars of Investing", William Bernstein enuncia abbastanza chiaramente i quattro aspetti che dobbiamo sempre tenere a mente: Teoria, Storia, Psicologia e (come difendersi dall') Industria del risparmio Gestito.

Avere una buona comprensione dei quattro pilastri ci aiuterà a evitare di finire tra quelli che compreranno i prossimi bond Argentini o Parmalat. Ricordandosi la regola aurea che nel calcio sembriamo aver imparato abbastanza bene: "Primo, non prenderle"!


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