Guida all'investimento: Prima parte - Quando investire e come definire gli obiettivi.

Prima puntata della guida per capire quando investire, dove investire e su cosa investire.

Guida all'investimento: La Diversificazione

In questo post analizziamo l'importanza della diversificazione per il nostro portafoglio.

Guida all'investimento: Quarta Parte - Quali strumenti utilizzare per l'Azionario?

In questo post cerchiamo di capire come orientarci tra i vari strumenti disponibili

Come si seleziona un fondo?

Scopri i criteri fondamentali per la selezione del tuo fondo attivo.

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mercoledì 26 settembre 2012

Proteggersi dall'inflazione: quali titoli usare?

Perchè proteggersi dall'inflazione?

Foto di Ludo29880 che rappresenta la famosissima testuggine romana
Noi Italiani siamo un popolo che ha abbastanza chiaro il concetto di inflazione, anche a seguito dei numerosi anni durante i quali l'aumento dei prezzi al consumo ha raggiunto vette importanti.

Per chi di voi ancora avesse dei dubbi, l'inflazione è l'aumento generalizzato dei prezzi. L'inflazione viene calcolata, per l'Italia, da due diversi istituti di statistica: Istat ed Eurostat. La differenza principale sta nei panieri che i due istituti utilizzano (ovvero quali prodotti prendere in considerazione e in quali proporzioni) che porta a valori del tasso di inflazione leggermente diversi tra loro.

Seguendo il link al sito dell'Istat e cliccando su prezzi al consumo, possiamo constatare variazioni mensili nell'ordine del 2-3% rispetto all'anno precedente. Questo vuol dire che se un anno fa spendevamo 100 euro per acquistare pane, pasta, benzina, sigarette, latte, eccetera, ora spendiamo 103 euro.

Quando risparmiamo accantoniamo delle somme in previsione di spese future. E' ovvio che se il nostro rendimento non sarà tale da coprire almeno l'inflazione avremo in futuro una capacità di spesa inferiore a quella che avremmo ad oggi.

Diventa quindi fondamentale per l'investitore riuscire ad ottenere un rendimento maggiore dell'inflazione: tale rendimento prende il nome di rendimento reale positivo.

Come si comportano gli strumenti finanziari rispetto all'inflazione?

Senza approfondire troppo le spiegazioni, proviamo ad analizzare alcune macro-classi di strumenti finanziari nel loro rapporto con l'inflazione.

Le obbligazioni a tasso fisso offrono una protezione dall'inflazione limitata. Quando le acquistiamo, infatti, "blocchiamo" un certo rendimento fino alla scadenza. Se l'inflazione dovesse superare tale soglia, i nostri soldi comincerebbero a perdere valore.

Supponete di aver acquistato all'emissione un Buono del Tesoro decennale nel gennaio del 1970, al rendimento nominale del 10%. Raddoppierete il vostro investimento!
Tuttavia, la storia vi riserva un brutto scherzo.
Se, inizialmente, l'inflazione si attesta al 5,2%, con il passare degli anni arriva rapidamente a mangiarsi il vostro rendimento. Nel 1973 è già all'8,1%. Nel 1975 tocca il picco massimo di circa il 24%! Non tornerà più sotto il 10% prima della scadenza del vostro titolo.. siete ora più poveri, anche se avete raddoppiato il capitale in termini nominali!

Le cose non sarebbero cambiate particolarmente con obbligazioni a tasso variabile. Tali obbligazioni, infatti, sono legate al tasso fissato dalla Banca Centrale. Riprendendo lo stesso esempio di prima, il tasso di sconto ufficiale in Italia tra 1970 e 1980 oscillò dal 5,5% al 16,5%... rimase ben al di sotto dell'inflazione per la maggior parte degli anni presi in esame.

Se quindi non le obbligazioni tradizionali non sono lo strumento adatto, cosa possiamo usare? Le azioni possono andare bene?

In linea di massima ci si potrebbe aspettare che le azioni proteggano da eventuali fiammate inflattive. Tuttavia, se è vero che storicamente le azioni hanno avuto rendimenti reali positivi, complessivamente, è anche vero che la correlazione tra i rendimenti delle azioni e l'inflazione è prossima allo zero. Questo significa che dato un incremento o un decremento dell'inflazione, non vi è alcuna garanzia che le azioni ci proteggano dal suo aumento in un lasso di tempo medio-breve.

E le commodities?
In linea teorica le commodities (materie prime: petrolio, grano, zucchero, caffè..) dovrebbero fornire una buona protezione contro l'inflazione. Dopotutto è il loro aumento a determinare anche l'aumento dell'inflazione.
Diversi studi hanno però mostrato che la correlazione è in media (su base semestrale) di 0,4 dal 1970. In termini statistici questo significa che le due variabili tendono a muoversi insieme, ma in maniera non direttamente proporzionale (la correlazione massima è 1).

Questo perchè sul prezzo delle commodities incide fortemente anche la congiuntura economica. In questo momento stiamo vedendo un inflazione intorno al 3%, ma i prezzi delle commodities hanno avuto anche flessioni importanti nell'ultimo anno.

In sintesi: volatilità e correlazione imperfetta le rendono una protezione contro l'inflazione sub-ottimale.

Che pensare dell'investimento immobiliare?
Grande classico degli italiani, l'investimento immobiliare dovrebbe essere, sulla carta, ideale per la protezione dell'inflazione.
Su brevi periodi non si vede una correlazione significativa tra le due variabili, essendo prossima allo zero.

David Swensen, nel suo testo Unconventional Success, analizza come questa classe di investimenti sia, tra tutte quelle "tradizionali", quella che protegge in misura migliore dall'inflazione, nel lungo periodo. Sempre che al lungo periodo ci arriviamo :)

Siamo quindi senza speranza?

Vista l'analisi riportata sopra non c'è da essere ottimisti... la possibilità di coprirsi dal rischio di un'inflazione galoppante è limitata alle azioni e alle commodities (se si vuole rischiare) o agli immobili, e si tratta di coperture imperfette.

Fortunatamente, negli ultimi anni, il Tesoro (e anche alcune aziende) ci hanno fornito la possibilità di accedere a titoli correlati direttamente all'inflazione: Btp-€i (Btp indicizzati all'inflazione europea), BTP Italia (i nuovi prodotti indicizzati all'inflazione italiana), Bfpi (buoni postali indicizzati all'inflazione italiana), buoni corporate inflation-linked sono tutti strumenti che garantiscono un rendimento reale ai nostri soldi.

Si tratta davvero di una rivoluzione, cioè della certezza di riuscire sempre a battere la perdita del potere d'acquisto dei nostri risparmi, tanto più che un famoso autore americano, Zvi Bodie, arriva retoricamente a chiedersi per quale motivo qualsiasi persona sana di mente dovrebbe investire in altri prodotti tranne questi.

Per il momento ci fermiamo qui. Nella prossima serie di post analizzeremo uno ad uno i vari prodotti
disponibili, per capirne al meglio pregi e difetti.

Stay tuned!

martedì 18 settembre 2012

Guida all'Investimento: Misurare i risultati del proprio portafoglio

Un clic non basta...

Uno degli aspetti più problematici dell'investimento è quello della valutazione dei nostri risultati.

L'investitore medio, fa mediamente una di queste due cose per valutare il proprio risultato:
  1. Entra in banca e guarda se il portafoglio ha un segno più, e di quanto.
  2. Chiama il promotore e gli chiede come vanno le cose. 




Un metro d'epoca
Foto di Aussiegall
Questo comportamento non è completamente sbagliato, ma può portare ad errori di valutazione.

Supponiamo di avere un solo fondo nel nostro portafoglio, un fondo azionario USA.
Entriamo in banca (o viene il promotore a farci visita) e notiamo che da quando l'abbiamo comprato tre anni fa (esattamente il 1° settembre 2009) il fondo fa  circa un +31% (rendimento semplice).. 

Ecco che il promotore inizia a fare il galletto o ci complimentiamo con noi stessi per l'ottima scelta, e via dicendo..
Ma siamo sicuri che basti così poco?

Innanzitutto potremmo fare un confronto con la categoria del fondo. Andando su Morningstar possiamo selezionare il nostro fondo e aggiungere nel grafico Crescita la categoria di riferimento (la vediamo nel tab "Generale"). Così facendo scopriremmo che la categoria nel suo insieme avrebbe reso il 50% circa. Il nostro fondo, quindi, è stato un pessimo cavallo!

Possiamo poi valutare l'indice nel suo complesso. Nel nostro caso l'indice MSCI USA NR (Net Return, in modo da considerare la tassazione dei dividendi) avrebbe reso il 60% circa!

Con questa semplice operazione ci siamo resi conto di aver puntato sul cavallo sbagliato.

Che fare allora?

La cosa più corretta da fare è quella di costruirsi un foglio di calcolo come quello allegato qui:


Esempio foglio di calcolo per valutazione portafoglio

Il foglio di calcolo riporta nelle prime righe i nostri strumenti, con rispettivo valore di carico e data di acquisto, oltre che valore corrente di mercato.

Nella parte dedicata alla movimentazione, invece metteremo con il segno negativo i nostri acquisti e con il segno positivo qualsiasi frutto dell'investimento (dividendi, cedole o prelievi).
Infine metteremo con segno positivo il controvalore di mercato (dell'intero portafoglio) alla data di nostro interesse.

In questo modo sapremo sempre quanto ha reso il nostro portafoglio in termini annualizzati... e invece di far riferimento a un valore segnalato dalla banca che guarda solo ai prezzi di carico saremo in grado di considerare nel rendimento anche eventuali nuove contribuzioni o divendi e cedole, per avere un rendimento complessivo "reale".

E' possibile includere nella movimentazione anche il costo dei bolli, se preferite, per avere un rendimento anche al netto di tali costi!

Sono a posto così?

No. Per valutare correttamente l'investimento è sempre necessario avere un confronto con un benchmark di riferimento. Si può scegliere uno qualsiasi degli indici calcolati da varie case, ma è preferibile attenersi a quelli i cui dati sono più facilmente reperibili: è il caso degli indici MSCI per l'azionario disponibili a questa pagina o, per l'obbligazionario, quelli di Barclays Capital.

Riprendendo l'esempio riportato sopra, supponiamo di aver deciso che il nostro benchmark sia composto da un 50% di azionario Mondiale e da un 50% di obbligazionario europeo governativo.

Il nostro foglio benchmark sarà così composto:

Esempio foglio di calcolo con rendimento benchmark

Da quest'analisi vediamo che il benchmark di riferimento nel periodo ha fatto circa un +7,5%, mentre il nostro portafoglio circa un +4%. Abbiamo quindi sottoperformato il benchmark e siamo in grado di valutare più correttamente il nostro portafoglio.

Certo, questo non ci deve portare a fare scelte affrettate, ma un monitoraggio nel tempo può essere utile per renderci conto di come stiano andando le cose con il nostro portafoglio e prendere eventuali contromisure.

Cliccando qui è possibile ottenere il foglio di calcolo che ho impostato per quest'articolo, gratuitamente.

Fatemi sapere attraverso i commenti eventuali dubbi, richieste o perplessità!



sabato 8 settembre 2012

Differenza minima tra Obbligazionari Corporate e Titoli Di Stato

Meno di zero.

Questo il rendimento che la Siemens ha ottenuto su una sua emissione a due anni emessa all'inizio del mese.

Se vi state ponendo delle domande sulla solidità dell'azienda, che evidentemente deve essere elevatissima per beneficiare di questa fiducia da parte dei mercati ebbene, sappiate che il rating della società è A+ per S&P e Aa3 per Moody's... insomma, siamo sotto al grado di affidabilità della Repubblica Ceca (AA) e appena sopra a Polonia (A) e Italia (BBB+).

Due motociclisti che combattono all'ultimo secondo.. Foto di Dicktay2000 



E' ormai evidente che molti stanno fuggendo dai Titoli di Stato per rifugiarsi sui corporate... con effetti perversi.
Se prendiamo il rendimento a scadenza dell'ETF di iShares sui titoli governativi area Euro (ticker: SEGA . E non fate ironie sul ticker :)) siamo al 2,34%. Se prendiamo, invece, il rendimento a scadenza dei corporate area Euro di un altro  ETF di iShares (ticker: IEAC) siamo a 2,69%.

Certo, permane un piccolo vantaggio in termini di duration per i corporate (4 contro 6), ma siamo sicuri che il rendimento sia tale da rendere sensato investire nei corporate anzichè nei più semplici Titoli di Stato?

O davvero pensiamo che le grandi aziende europee siano più solide dei governi, anche alla luce dei recenti interventi di Draghi?
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