mercoledì 4 luglio 2012

Dove investire i propri soldi: quali strumenti utilizzare?

Ci eravamo lasciati nella terza parte della nostra Guida all'Investimento con una scelta: la nostra asset allocation tra bond e azioni.

Come abbiamo visto si tratta di una scelta dalla quale dipenderanno in larghissima parte i nostri rendimenti futuri: da un lato vi saranno le azioni a portarci rendimenti più elevati, dall'altro i bond compenseranno i crolli dei pacchetti azionari a fronte di rendimenti minori.

Ricordatevi però che è possibile capitare in una "anomalia statistica" ed essere vittima di un periodo con rendimenti superiori dei bond rispetto alle azioni.

Il 30 Settembre 2011 si è verificata una di queste anomalie statistiche. Un investitore che 30 anni prima avesse investito il 100% in azioni USA, sarebbe stato battuto da un investitore in titoli di Stato USA. Un fatto del genere non si era mai verificato dal 1861... un altro buon motivo per ricordarsi di diversificare e includere sempre sia una parte di bond che di azioni nel proprio portafoglio.
Un cigno nero. (Cindy Funk) Gli eventi insoliti in finanza prendono questo nome


Noi avevamo scelto un portafoglio al 70% azionario nel nostro post precedente, quindi abbiamo rispettato le regole di una buona diversificazione.

Il nostro ipotetico investitore deve però scegliere lo strumento adatto dove investire i propri soldi.
Per farlo deve porsi la seguente domanda: investo solo in Italia, solo in Europa o in tutto il mondo? E investo in alcuni settori o in tutti i settori?

Anche qui, a mio parere, il filo logico da seguire è quello della massima diversificazione, al fine di minimizzare i rischi e stabilizzare i rendimenti. Se seguite il link alla classifica delle borse del 2011 vedrete che i rendimenti variano dal +77% del Venezuela al -72% di Cipro. Ma anche paesi importanti come la Cina (-20%), l'India (-25%), il Brasile (-18%) hanno avuto cali notevoli.

Di contro, investendo nell'indice MSCI ACWI IMI (ACWI sta per tutti i paesi del mondo, IMI per tutte le tipologie di capitalizzazione, piccole, medie e grandi imprese) avremmo perso "solo" il 9,87%. livellando la performance.

Per esaminare la performance di singoli settori, invece, facciamo direttamente riferimento al sito di iShares. Vedremo che, per esempio, l'automobilistico ha perso il 22% nel 2011, quello dei servizi finanziari il 18%, i media il 7% e via dicendo. L'indice aggregato, lo STOXX 600, ha invece registrato una performance negativa per circa il 9%. Come si può chiaramente notare, puntare su indici ampi ha il chiaro vantaggio di ridurre la variabilità che possono avere determinati settori o determinati paesi.

Torniamo all'ipotetico investitore che deve decidere dove investire i propri soldi. Fiducioso in un approccio "ampio", decide di investire in tre macro aree: l'area Euro, l'area dei paesi sviluppati mondiali, e l'area dei Paesi emergenti. Deve però ancora decidere le proporzioni.

Qui non c'è una regola ben precisa, anche se, personalmente, preferisco dare maggior peso alla diversificazione internazionale pur facendo attenzione a non assumere eccessivi rischi di cambio. Per questo motivo un consiglio che mi sentirei di dare (all'interno di quel 70% azionario) sarebbe quello di riservare un 35% all'area Euro, un 25% agli altri paesi sviluppati e il 10% restante agli emergenti . Ricordatevi che comunque diversificare ed essere presenti sui mercati ci garantisce già dei benefici per la mancata correlazione tra di essi. Cercare di prevedere con esattezza la percentuale ideale è un esercizio futile e possibile solo a posteriori. Se l'allocazione proposta non vi piace modificatela a piacere: occhio però a rimanere con almeno un 10-15% su ciascuna di queste aree. E' fondamentale per godere dei benefici della diversificazione.


Non credo nemmeno nei benefici del market timing, ovvero di decidere come e quando spostarsi tra le varie aree geografiche: meglio rimanere investiti sempre e su tutte. Ci proteggeremo da eventuali valutazioni folli ribilanciando periodicamente (lo vedremo nei prossimi post).
Ricordate che nessuno può aver la pretesa di sapere esattamente cosa faranno i mercati nel breve termine: questo è abbastanza lampante cercando su internet i consigli degli "esperti" (o dei gestori di fondi attivi) di 12 mesi prima... buon divertimento.

Tornando al nostro ipotetico investitore, ora che ha scelto la sua allocazione geografica deve scegliere lo strumento per investire i propri soldi. Come fare?
Le possibilità sono essenzialmente quattro:
  1. Comprarsi singole azioni sui vari mercati
  2. Acquistare quote in un fondo comune
  3. Acquistare quote di un ETF
  4. Far ricorso a prodotti "alternativi" come polizze, certificati, eccetera..
La prima possibilità presenta svantaggi importanti: innanzitutto bisognerebbe disporre di capitali elevati per minimizzare l'impatto delle commissioni e raggiungere una diversificazione accettabile; inoltre va segnalato che le commissioni per il trading su mercati esteri sono mediamente più elevate; bisognerebbe trovare un criterio di selezione adeguato per le azioni e, infine, bisognerebbe tenere presente che acquistando su mercati esteri saremmo soggetti a doppia tassazione dei dividendi (con conseguente obbligo di presentazione dell'Unico per vedersi riconosciuto il credito di imposta). Insomma, una bella fatica.

La quarta possibilità è solitamente da scartare per 2 motivi: il primo è la scarsa trasparenza di regolamenti di questi strumenti. Non sempre si hanno ben chiare tutte le clausole e tutti gli aspetti della gestione. Il secondo è che solitamente il costo è elevatissimo (per le polizze) oppure ci si espone al rischio di insolvenza della banca emittente (per i certificati).

Le altre due opzioni riguardano effettivamente gli strumenti più utilizzati dagli investitori: entrambi hanno il vantaggio di garantire una buona diversificazione (investendo in un vastissimo numero di titoli) e di rendere l'operazione di investimento facile da gestire (basta sottoscrivere le quote o acquistarle in borsa).

Il numero di fondi oggi disponibili è enorme. Se il nostro investitore volesse acquistare un fondo azionario Europeo, secondo Morningstar, avrebbe a disposizione ben 412 fondi comuni e 21 ETF. Come scegliere quindi quello migliore? Qui si scatena solitamente la lotta tra la gestione attiva e la gestione passiva. I fautori della prima vi diranno di cercare quelli con i rendimenti passati maggiori dell'indice (o le 5 stellette di Morningstar), in quanto hanno dimostrato di saperci fare e di essere in grado di battere il mercato. I secondi vi diranno invece di andare senza remore sull'ETF, cercando magari quello con il costo di gestione più basso, perchè nel lungo periodo nessuno può battere il mercato.

Chi ha ragione? Personalmente mi iscrivo alla seconda linea di pensiero, e cercherò di spiegarvi il perchè nel modo più semplice possibile.

  1. Il mercato è formato da investitori individuali e professionali che competono per avere rendimenti maggiori del mercato stesso, oltre che dallo stuolo di investitori che puntano ad avere esattamente il rendimento di mercato. E' però ovvio che, nell'insieme, tutti gli investitori non potranno mai battere il mercato (che per definizione è la media dei loro rendimenti)
  2. Ogni tentativo di battere il mercato comporta costi legati al trading. Più "scommesse" farò, più sarà impegnativo battere il mercato (mi caricherò, infatti, di costi extra, e quindi dovrò ottenere un rendimento extra anche per compensarli). Dal momento che i rendimenti attesi di tutti gli investitori sono gli stessi (il rendimento di mercato!) il gruppo che si carica di meno costi sarà, in media, quello che avrà i rendimenti più alti: si tratta della gestione passiva.
  3. E' possibile che un fondo batta il mercato in un anno. E' molto difficile che lo faccia per più anni consecutivi. E' quasi impossibile che lo faccia per oltre 20 anni. Ricordatevi che se anche il fondo a gestione attiva che avete "puntato" ha battuto il mercato per 10 anni consecutivi, non vi è alcuna garanzia che lo faccia anche dopo che siete entrati voi. E questo non è un problema di poco conto. Varie ricerche, tra cui quelle di Fama e French,  hanno dimostrato come non vi sia evidenza scientifica della particolare abilità di un gestore e come, invece, i risultati dei fondi che battono il mercato siano statisticamente coerenti con l'ipotesi di un gestore fortunato.
Le commissioni erodono i rendimenti come il mare la spiaggia. Attenzione!

Alla luce di ciò il nostro investitore decide di costruirsi un portafoglio con tre ETF: il primo, a cui dedica il 35% del suo portafoglio, è un ETF a replica fisica su un indice ampio europeo. L'ideale sarebbe avere accesso a un indice di tipo Total Market, possibilità che al momento non è offerta dai vari provider di ETF. Una buona scelta è un fondo su MSCI EMU.
Il secondo consiste nell'unico ETF esistente al momento sull'indice World Ex-Emu: quello di Amundi (isin FR0010756114, ter 0,35%) e che permette di investire su tutti i paesi sviluppati del mondo fuori dalla zona Euro (Usa, Uk, Svizzera, Australia, Canada, eccetera), a cui dedica il 25% del suo portafoglio. In alternativa avrebbe potuto selezionare un ETF su MSCI World, ma ricordandosi di "aggiustare" il peso dell'ETF MSCI EMU, in quanto l'indice MSCI World contiene al proprio interno anche azioni di paesi area Euro. Infine il 10% va su un ETF su mercati emergenti. Anche in questo caso la scelta cade su un indice MSCI: quello MSCI Emerging Markets.

Ora che abbiamo sistemato la parte equity rimane da valutare la parte del portafoglio relativa all'obbligazionario. Dedicheremo al tema un post apposito.
A presto.










19 commenti:

  1. Killerinpensione4 settembre 2013 15:06

    Mi riprometto di leggere con attenzione i post sull'azionario. Diciamo pure che ci siamo posizionati su uno o più ETF passivi. Non dipende tutto dal momento d'ingresso e di uscita? Non è questo il nocciolo della questione?

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    1. Ciao,
      ovviamente per rispondere in maniera completa a questa domanda potrei scrivere svariati post, ma cercherò di essere sintetico.

      Il timing di ingresso conta? Ovviamente sì.
      Ma tutto dipende molto anche dall'orizzonte del tuo investimento. Più si pensa di rimanere investiti in un certo modo più il momento di ingresso perde di importanza.

      Un investitore che pensi di mantenere per gran parte della propria vita un 30% di azionario avrà ogni anno un rendimento sempre più determinato dalla performance dei mercati che non dal momento in cui è entrato.

      Ovviamente un investitore che fosse in grado di entrare sempre sui minimi e vendere sempre sui massimi diventerebbe l'uomo più ricco del mondo nel giro di pochi anni. Ma questo è possibile? Certo, esattamente come è possibile centrare un paio di 6 al superenalotto nella stessa vita. Possibile, ma sicuramente molto improbabile.

      Anche i professionisti della finanza, coloro che hanno accesso a dati molto più completi di quelli del piccolo investitore e a software che ne facilitano la digestione non riescono ad avere performance sempre e costantemente positive.

      Quando si accetta questo dato di fatto si può invece ragionare con un approccio differente: si è consapevoli del fatto che probabilmente non si è in grado di prevedere l'andamento del mercato e si decide quindi di rimanere investiti sempre.

      Per un investitore con poche conoscenze, poco tempo e poca voglia di curare il portafoglio questo approccio è quello che dà i migliori risultati.


      Un banale mix di 60% azioni e 40% obbligazioni ribilanciato annualmente può dare parecchie soddisfazioni all'investitore che abbia i nervi saldi per non vendere quando la borsa crolla.
      Per i dati dovrei lavorarci su, ma per esempio su marketwatch vengono tracciati vari lazy portfolio (che sono quelli poi di cui sto parlando) che mischiano bond e azioni in varie percentuali.

      Come si può vedere a 10 anni sono tutti positivi per una percentuale tra il 6% e l'8% annualizzato. E negli ultimi 10 anni vi sono due crisi in mezzo. A 5 anni sono comunque positivi.

      Ovviamente al ridursi nel numero di anni aumenta la dispersione dei rendimenti, ma questo è normale.

      E' chiaro che ci sono momenti dove effettivamente le valutazioni delle azioni vanno fuori da ogni logica. Allora perchè non intervenire e vendere in quei momenti?
      Sono correzioni che si possono sicuramente fare, ma nella consapevolezza che molto probabilmente non andrà come ci aspettiamo.

      Per esempio negli anni '90 i corsi azionari avevano raggiunto livelli altissimi già uno o due anni prima dello scoppio della bolla. Se avessimo ridotto la nostra quota azionaria (pur senza uscirne) avremmo rinunciato a ottimi guadagni. Avremmo avuto la disciplina di rimanere con le nostre nuove percentuali fino allo scoppio della bolla? O invece avremmo rischiato di star fuori 2 anni e poi presi dall'invidia saremmo rientrati solo per partecipare all'orso?

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    2. Killerinpensione7 settembre 2013 18:23

      Grazie della risposta.
      La mia domanda era volte a capire l'essenza di un investimento azionario. Non ci sono ancora. Non per colpa tua. Leggerò i vari post che hai scritto e cercherò di formulare meglio la domanda.
      Vedrò di sdebitarmi per quel poco che posso facendo alcune aggiunte al tuo post sui buoni postali. L'unico argomento che posso dire di conoscere, temo.

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    3. Ciao,
      vediamo che ne pensi di questo post sul perchè investire in azioni.

      Spero serva a chiarire un po' le idee!

      Il commento sul bollo dei buoni è molto utile, sto pensando di dargli dignità di post a sè stante. Se vuoi "firmarlo" tu contattami via form che ne parliamo.

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    4. Killerinpensione11 settembre 2013 20:30

      Il tuo post sull'investire in azioni è utilissimo. Direi che può costituire la prima puntata per chi cerca di capirci qualcosa, come me.

      No, fanne pure quello che vuoi del commento sul bollo. Aggiungerò solo una cosuccia che ho dimenticato.

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  2. Veramente una lettura interessante.. Mi chiedo solo come mai consigli di investire su tre etf quando si potrebbe acquistare solo un etf che copra tutto l'azionario mondiale eliminando così il problema delle commissioni ( da moltiplicare per 3) e del ribilanciamento annuale?

    P.es:
    Lyxor ETF MSCI All Country World oppure ancora meglio lo SPDR MSCI ACWI IMI UCITS ETF.
    Entrambi investono sia in mercati sviluppati che emergenti. Lo spdr addirittura anche in small, mid e large cap..

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    1. Ciao,
      i motivi sono principalmente 3:
      1) Gli indici all-world sono solitamente pesati per capitalizzazione. Questo significa che i pesi delle varie aree all'interno degli stessi seguono le valutazioni di mercato.
      Chiaramente se pensi che il mercato sia efficiente non è un problema, ma se sei della scuola "pratica" per cui riconosci che a volte il mercato esagera in un senso o nell'altro con le valutazioni il ribilanciamento ti può proteggere da queste esagerazioni, oltre a darti quel senso di incidere sull'andamento del portafoglio che può dare maggiore sicurezza psicologica.
      2) In un indice all-world non sei in grado di mantenere sotto controllo in maniera corretta il rischio di cambio. L'obiezione più comune è che il rischio cambio nel lungo periodo è neutrale. Però al lungo periodo bisogna arrivarci :)
      Con 3 macro aree riesci in qualche modo a limitare il rischio di cambio in modo da aver fluttuazioni accettabili per le tue soglie psicologiche. Un beneficio da non sottovalutare, dopo tutto :)
      3) non ci sono solo i costi di ribilanciamento annuale. Se prendi lo SPDR che hai proposto il TER è di 0,55%. Supponi di avere 50k da investire.
      Con lo SPDR 275€ se ne vanno in commissioni di gestione.
      Se supponi di adottare le schema del post avrai la metà investita su MSCI EMU (per esempio CSEMU) con una commissione di 82,5€, 17,85k investiti nell'amundi MSCI World Ex-Emu per altri 62,5€ e 7,15k€ investiti in Emerging markets (IEEM, per esempio) per altri 52,90€ di commissioni di gestione annue. In definitiva con 197,9€ risparmi in commissioni di gestione annue a sufficienza per finanziare le commissioni di ribilanciamento (visto che al max farai 2-3 operazioni annue con un cap a 20€).
      Inoltre lo spread dello SPDR è intorno allo 0,7% (statische di Agosto 2013 di Borsa Italiana) contro uno 0,15% per IEEM, 0,23% per CSEMU e uno 0,26% per CM9.
      In definitiva occhio a che costi si considerano prima di prendere decisioni basandosi solo su questo aspetto :)

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    2. Killerinpensione10 novembre 2013 17:09

      Domanda sul rischio cambio. Mi pare di capire che la denominazione in valuta di un ETF non è importante. Bisogna guardare invece all'allocazione geografica. Se comprassi il solo SPDR sarei esposto al cambio per l'89,10% poichè il 10,90% circa è allocato in paesi euro. Se invece scegliessi (CSEMU, Amundi World ex EMU, IEEM) la mia esposizione scenderebbe al 50%. Se,infine, scegliessi (CSEMU, IRWD, IEEM) poichè IRWD è per il 12,5% in euro dovrei far scendere CSEMU. Nell'ipotesi di 50k con (25k, 18.85k, 7.15k) passerei a (22308, 21542, 7.15k). O no?

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    3. Il tuo discorso è corretto per quanto riguarda il concetto rischio cambio/allocazione geografica.

      Per quanto riguarda i numeri direi che il concetto è giusto, solo che la somma fa 51k ;)

      Lo svantaggio della seconda ipotesi è che è da aggiornare periodicamente sulla base del variare dei pesi delle valute all'interno di IRWD.

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    4. Killerinpensione13 novembre 2013 13:09

      E cosa pensi degli ETF hedged? Se guardiamo IWDE in termini di TER siamo allo 0,55%. Non troppo distante da IRWD e SWDA.

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    5. Il costo dell'hedging non è rappresentato solo dalla differenza in termini di TER.

      Per esempio IWDE replica la versione hedged dell'indice MSCI World. Questa versione dell'indice riflette già al proprio interno i costi di copertura che quindi sono in qualche modo "nascosti".

      Per investimenti in ottica di lungo periodo (>15 anni) lascerei perdere le versioni hedged per evitare costi extra e piuttosto controllerei il rischio di cambio entro livelli tollerabili attraverso la suddivisione in aree.

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  3. ora ho capito... grazie!

    Per quanto riguarda le a
    small - mid cap, secondo te è utile inserirle ne portafoglio etf?

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    1. In linea di massima è utile includere il più ampio universo possibile di azioni.

      Dal momento che gli indici normalmente includono per la maggior parte Large Cap l'inclusione delle small e mid cap porta benefici in termini di diversificazione del portafoglio.

      Va però ricordato che le small e mid cap sono più volatili.

      Inoltre, dovendo scegliere, preferirei sbilanciare il portafoglio su Value come primo passo, solo dopo includerei small o mid cap.

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  4. un'altra considerazione: nel lungo periodo non più efficiente investire in etf a accumulazione secondo te, anzichè a distribuzione?

    Quelli a accumulazione sono molto illiquidi, l'amundi ex emu per esempio brilla per la illiquidità. Nel lungo periodo non può essere uno svantaggio questo?

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  5. Ciao, chiaramente fondi o etf ad accumulazione sono più efficienti dal punto di vista fiscale.

    Se non hai intenzione di fare grosse movimentazioni nel tuo portafoglio (cioè la struttura rimane grosso modo la stessa, salvo ribilanciamenti) il beneficio di pagare le tasse più in là è maggiore dello svantaggio di qualche punto di spread in più da pagare per carenze di liquidità.

    D'altronde con il ribilanciamento muovi solo una parte della tua allocazione, mentre il beneficio di differire l'imposizione fiscale ti permette di maturare nuovi rendimenti su importi che in alternativa sarebbero già nelle mani del Fisco.

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  6. Killerinpensione21 novembre 2013 16:22

    Mi pare che CM9 sia a replica sintetica unfunded. Ad un profano come me provoca un certo disagio, anche se, mi pare, che un ETF non possa investire più del 10% del suo patrimonio in derivati dello stesso emittente.
    Almeno due ETF su tre (CM9 non so) ricorrono al prestito titoli.
    Come ci si pone rispetto a queste due questioni?
    C'è qualcosa da controllare, in generale, quando si analizza un ETF a replica sintetica unfunded oppure un ETF che fa ricorso al prestito titoli?

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    1. Ciao,
      l'argomento è molto ampio, ma proverò a sintetizzarlo in un breve commento.

      Morningstar già da qualche anno ha analizzato gli ETF sintetici, con la prima analisi del 2011 e un follow up del 2012.

      Il link è il seguente (non posso metterlo come link diretto per le regole di Blogger, puoi copiarlo e incollarlo nel browser):
      http://media.morningstar.com/eu/ETF/assets/SyntheticETFsUnderTheMicroscope_AGlobalStudy_Morningstar.pd


      Leggendo il rapporto vedrai come, a mio parere, sia preferibile il metodo unfunded perché lascia il fondo proprietario del collaterale e lo rende immediatamente spendibile sui mercati, mentre con il metodo funded ci sono i tempi per ottenere il collaterale dal custode da considerare.

      Inoltre, in seguito alla maggior attenzione del pubblico al tema, molti provider di ETF sintetici hanno adottato regole che tutelano maggiormente l'investitore.
      Come potrai vedere leggendo il report linkato sopra Amundi ha cominciato a dare disclosure dei propri collaterali periodicamente e ha introdotto la regola per la quale se lo swap è a favore del fondo non viene resettato, mentre non appena il gap tra collaterale e valore dello swap va a sfavore del fondo viene resettato e riportato a un valore neutro.

      Chiaro, nulla in finanza è esente da rischi, ma direi che a questo punto vi sono rischi peggiori da tenere in considerazione.

      Ovviamente la scelta dell'ETF è a titolo di esempio e Amundi non è l'unico provider a garantire questo tipo di copertura. Il mio, come sempre, non è un consiglio di investimento su un titolo specifico.

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  7. Killerinpensione29 febbraio 2016 18:48

    Ho letto Il Cigno Nero di Taleb.
    Deviazione standard, indice di Sharpe, gaussiana. Tutto nel ces...tino?
    Un saluto

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    1. Gran libro.

      Il merito che ha è quello di farci uscire dalle logiche della gaussiana per farci entrare nelle logiche del buonsenso :)

      E' lo stesso motivo per cui a un pensionando consiglierei di fare molta attenzione a costruirsi un portafoglio tradizionale, perchè anche se la media dei rendimenti può essere superiore, la sequenza dei rendimenti non è una cosa da trascurare.

      Ti arrivasse un -80% all'inizio del periodo poi hai voglia a sperare nelle medie..

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