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lunedì 2 dicembre 2013

Il rischio di deflazione in Europa - punti di vista

L'economista Irving Fisher

Il rischio deflazione

Siamo abituati a considerare l'inflazione un nemico.
Nel caso in cui aumenti l'inflazione i beni costano di più e se non abbiamo investito in maniera corretta i nostri risparmi ci permetteranno di comprare meno beni in futuro.

Se questo è vero, perchè in Europa si inizia a parlare di pericolo di deflazione?

Nello specifico il pericolo che preoccupa l'Europa è la deflazione da debito teorizzata per la prima volta da Irving Fisher negli anni '30.

Si tratta di un circolo vizioso per cui in seguito a un eccesso di indebitamento vi è un calo di fiducia da parte dei debitori o dei creditori. I beni reali vengono svenduti per poter liquidare i debiti e ciò porta a una contrazione della base monetaria che porta, di conseguenza, a un calo generalizzato dei prezzi.
Questo porta però a un maggior debito in termini reali. Per coprirne il costo vengono alzate le tasse /diminuite le spese e questo porta a riduzione dei consumi, riduzione dei profitti delle imprese, minori investimenti, minore fiducia... alla fine si arriva al paradosso che il debito continua ad aumentare e la fiducia a peggiorare.

Vi invito a leggere l'interessante articolo di Mario Seminerio in merito.

Punti di vista dall'estero

Trovo interessante anche l'intervista pubblicata da IndexUniverse.eu a Westaway, capo economista di Vanguard  ed ex membro del direttivo della Bank of England.

Quello che trovo interessante nel commento di Westaway è un passaggio in particolare, più o meno a metà intervista, nel quale delinea quella che potrebbe essere la soluzione che è nelle menti del mondo finanziario alla crisi europea.

Al fine di far recuperare competività ai Paesi periferici l'obiettivo a tendere della BCE dovrebbe essere quello di creare le condizioni per un'inflazione sopra al 2% in Germania e inflazione minore nei Paesi come Italia e Spagna, in modo tale da far diminuire il costo del lavoro in questi Paesi in termini relativi rispetto alla Germania.

Il rischio è tuttavia quello di mandare in deflazione non l'intera Unione, ma solo i Paesi periferici. Francamente penso che giocare sul filo di lana dell'inflazione intorno allo 0,5%-1% sia molto pericoloso. Non credo che le banche centrali siano in grado di intervenire con tale precisione sul livello dei prezzi... non vorrei che a un certo punto si finisse in una spirale deflazione-recessione da fare invidia al Giappone...

Come si investe per proteggersi dalla deflazione?

In caso di deflazione i titoli migliori sono quelli a tasso fisso. Il tasso nominale predeterminato, infatti, permette di avere rendimenti reali positivi. Immaginate di avere un titolo di stato che renda il 5% nominale. Se i prezzi dovessero cadere dell'1% annuo il rendimento netto sarebbe del 6% in termini reali.

Anche i buoni postali indicizzati all'inflazione sono un buon argine nei confronti della deflazione, con il vantaggio di venir buoni per entrambi gli scenari (inflattivo e deflattivo). Nel caso in cui siamo in presenza di inflazione, infatti, i buoni continueranno ad offrire un rendimento reale positivo (anche se via via minore all'aumentare dell'inflazione) pari alla parte reale di rendimento garantita al momento della sottoscrizione.

Questa parte reale entra in gioco anche nel caso di deflazione, garantendo un extra rendimento rispetto a uno scenario deflattivo.

Ovviamente tutto questo è valido anche nel caso di BTPi (anche se in questo caso dovrete avere i nervi saldi, visto che probabilmente i prezzi fluttueranno, pur garantendovi migliori rendimenti).

In caso di deflazione, invece, non sono particolarmente indicate le azioni. Il calo dei prezzi porta a una diminuzione dei profitti delle imprese... e come abbiamo visto nel post dedicato al perchè investire in azioni ciò non è buona cosa per i corsi azionari.


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