mercoledì 13 novembre 2013

Gestire il portafoglio: i lazy portfolio

Molto spesso quando si pensa ad investire si ha una strana paura che ci porta a pensare che investire è complesso, richiede tempo, analisi infinite, previsioni sull'andamento dei mercati...

In pratica pensiamo che senza un professionista sia impossibile. Bene, la notizia di oggi è che non è così.

I Lazy Portfolio


La foto mostra Homer Simpson, icona della pigrizia!

Cos'è un lazy portfolio? La traduzione letterale è quella di portafoglio pigro.
Ma perché si chiama così?
Perché lo scopo principale di questi portafogli è quello di offrire rendimenti decenti nella maggior parte delle condizioni di mercato, impiegando un basso numero di fondi e senza dover necessariamente intervenire sulla loro composizione più di una volta all'anno.

Sembra abbastanza semplice no?

I rendimenti

La prima reazione che hanno le persone a cui spiego questo semplice concetto è sempre la stessa: "eh, ma così chissà come saranno i rendimenti... senza un gestore..."

Premetto che questi portafogli sono composti da varie asset class, quindi per confrontarne i rendimenti bisogna selezionare fondi bilanciati (o un opportuno mix di vari fondi attivi oppure il vostro investimento "tradizionale" in azioni e singoli titoli obbligazionari).

Vi sono alcuni portafogli proposti da importanti autori USA che sono monitorati giornalmente dal sito Marketwatch.
Il sito monitora 8 portafogli di ETF e ne riporta il rendimento a 1-3-5-10 anni.

Se seguite il link che vi ho fornito vedrete che a 10 anni il rendimento di questi portafogli oscilla tra il 6,75% e il 7,81% (alla data in cui scrivo questo articolo, 12 novembre 2013).

Andando su Morningstar (versione USA) e selezionando i fondi bilanciati moderati (visto che gran parte dei portafogli monitorati da MarketWatch hanno una percentuale di azionario intorno al 60%) quali sono i risultati?

Nella categoria i fondi che sono stati attivi per oltre 10 anni nella categoria sono 426 secondo Morningstar US.

Alla data del 12 novembre 2013 solo 121 fondi hanno un rendimento superiore al 6,75%, pari a un 28% del totale dei fondi attivi. Quello che sembra già un buon risultato è ancora migliore se si considera che nel frattempo molti dei fondi che non hanno avuto successo sono già stati chiusi o fusi all'interno di altri fondi.

Vediamo se mi sono spiegato... in pratica un piccolo investitore avrebbe potuto replicare uno qualsiasi di questi portafogli di ETF e fare meglio del 70% circa dei professionisti.

Non male no?

Chiaramente statistiche di questo tipo sono sempre influenzate dal momento in cui si effettua l'analisi. E' possibile che tra 2-3 mesi le percentuali cambino, ma il punto principale è che possiamo benissimo gestirci i soldi per conto nostro, senza particolari sforzi o senza dedicare molto tempo semplicemente partendo da uno di questi portafogli modello.

Ovviamente bisogna fare molta attenzione all'adeguatezza dei livelli di rischio del portafoglio. Come visto nel post su portafogli modello e asset allocation possiamo la perdita massima annua è indicativamente la metà (anche se può essere maggiore, nulla è certo in finanza) della quota allocata in azioni. Se uno di questi lazy portfolio ci porta a una quota a rischio maggiore di quanto tollerabile non sarà adatto a noi.

Il ribilanciamento

Come ho accennato più volte in altri post non credo nella completa efficienza dei mercati. Cioè non credo che il mercato in qualsiasi momento ci fornisca la valutazione perfetta dei titoli che lo compongono.

I mercati sono fatti da persone e le persone sono fatte da emozioni. Le emozioni possono determinare una parte dei prezzi e questo è un fatto. Ci sono quindi momenti in cui un mercato può essere sottovalutato o sopravvalutato.

Il ribilanciamento è lo strumento che ci viene in aiuto contro questi eccessi.

In che cosa consiste? Supponiamo di voler investire 100 mila euro in un lazy portfolio molto semplice, che investa il 60% su MSCI World e un 40% sui bond Euro Aggregate.

Nel momento in cui decidiamo di investire acquisteremo 60 mila euro di MSCI World e 40 mila euro di un etf su Euro Aggregate Bond.
Con il tempo il valore di questi strumenti varierà.

Dopo un anno potrebbe succedere che il valore di MSCI World sia a 80 mila euro, mentre l'Euro Aggregate Bond ancora a 40 mila.

In tale situazione, tuttavia, la nostra allocazione non è più 60%/40%, ma 67%/33% (80/120*100=66,67%, per essere precisi).
Il profilo di rischio è quindi cambiato e dovremo vendere un 7% del portafoglio totale da MSCI World per acquistare bond.

Questi aggiustamenti automatici hanno quindi l'effetto di portarci a vendere le asset class che sono salite di più e ad acquistare quelle che sono salite meno... in pratica ci proteggono da valutazioni eccessive e ci mettono in condizione di partecipare ai futuri rialzi delle asset class sottoperformanti.

Chiaramente se un indice sale per svariati anni consecutivi questo ci porterà anche ad avere rendimenti minori che in assenza di ribalanciamento, ma il fine ultimo è quello di tenere sotto controllo il rischio del portafoglio.

Un altro svantaggio del ribilanciamento (dal punto di vista fiscale) è quello di far scattare l'imposizione del fisco. L'asset class venduta genererà una plusvalenza non compensabile (almeno per la parte di delta NAV, ma lo approfondirò in altri post) e farà felice l'Erario.

Per questi 2 motivi è meglio non ribilanciare troppo frequentemente.

Larry Swedroe, autore di The Only Guide to a Winning Investment Strategy You'll Ever Need: The Way Smart Money Preserves Wealth Today, propone quella che per me rimane la miglior "regola" per un ribilanciamento semplice, la regola del 5/25.

Secondo questa regola il ribilanciamento avviene solo nel caso vi sia uno scostamento maggiore del 5% del totale portafoglio o del 25% della singola asset class... provo a spiegare con un esempio.

Riprendiamo il portafoglio di prima con due soli fondi. In questo caso il 25% di scostamento per l'asset class dei bond ammonta al 40%*25%=10% del totale del portafoglio. E' ovvio che non scatterà mai in quanto non appena lo scostamento è maggiore del 5% del valore totale (nel secondo anno 120*5% = 6 mila euro) scatterà il ribilanciamento.

Se però avessimo un lazy portfolio con molti strumenti, di cui magari uno al 5% del totale come nel caso dello Smart Money la regola si applicherebbe così: 5%*25%=1,25%. Quindi a fronte di uno scostamento dell'1,25% del portafoglio per l'asset class presa in esame scatterebbe il ribilanciamento (molto prima della soglia del 5% quindi..).

Italia vs USA

Forse avrete notato che gran parte di quanto vi ho postato è relativo a portafogli USA e a rendimenti USA. Ma questi concetti sono applicabili anche per l'Italia?

Assolutamente sì. L'unica cosa che mi permetterei di evidenziare è il trattamento fiscale: mentre negli USA i fondi sono penalizzati da alcune regole fiscali che comportano una distribuzione periodica dei loro proventi, regole che impattano meno sugli ETF in virtù del limitato turnover, in Italia il vantaggio fiscale è contrario.

I fondi hanno una tassazione meno cervellotica di quella degli ETF (che prevede due livelli di tassazione: delta NAV, in comune con i fondi, e delta prezzi di acquisto) e, soprattutto nel caso di un fondo bilanciato, ho il sospetto che la maggiore efficienza fiscale possa fare la differenza.

Purtroppo mancano studi al riguardo... nel nostro piccolo proveremo a rimediare con una prossima serie di post.

Innanzitutto convertiremo alcuni dei lazy portfolio che ritengo più interessanti al caso italiano (quindi con strumenti acquistabili su Borsa Italiana e che rispettino i concetti alla base dei lazy con strumenti appropriati per l'investitore italico) e al tempo stesso selezioneremo alcuni fondi bilanciati come benchmark.

Proveremo quindi a capire se la bilancia penda più dal lato dei bassi costi e della replica passiva o se invece dal lato della maggiore efficienza fiscale di un fondo bilanciato ben gestito.

Stay tuned.

4 commenti:

  1. Killerinpensione3 dicembre 2013 23:52

    Se uno decidesse di ribilanciare una volta l'anno dovrebbe farlo in un periodo prestabilito, indipendentemente da quello che è successo nel resto dell'anno?
    Ribilanciare con nuova liquidità, potendo, è una buona idea per ridurre i costi o è sconsigliabile?
    La tecnica del 5/25 non è che richieda un monitoraggio frequente?

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  2. Non ci sono regole prestabilite per il ribilanciamento.

    Se la decisione di ribilanciare è quella di farlo annualmente (per non fare troppi movimenti) allora può aver senso darsi un appuntamento per intervenire sempre al 30 giugno, per esempio. Questo è un approccio indicato per chi non vuole assolutamente perdere tempo con il proprio portafoglio.

    La tecnica del 5/25 presuppone un monitoraggio più frequente (direi almeno trimestrale) senza però farci diventare schiavi del monitor ;).

    Infine per il ribilanciamento, ove possibile, utilizzare la nuova liquidità è la cosa più consigliata, dal momento che ci permette di non vendere e quindi non pagare le tasse all'Erario sull'eventuale plusvalenza fino a quel momento maturata.

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  3. Se ricordo bene (e sottolineo se) in uno studio che valutava il rendimento sul lungo periodo in relazione al numero di ribilanciamenti annuali (da 0 fino a 12) emergeva che il numero "migliore" è 3-4 ribilanciamenti annuali.
    Considerata la tassazione italiana io starei più sui 3.

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    1. Sì,
      diciamo che bisogna trovare il giusto equilibrio tra costi di ribilanciamento (commissioni e imposte versate) e benefici (stoccaggio di quote "depresse" e vendita di quelle "gonfiate").

      Credo che, a prescindere dagli studi, tra 1 e 4 volte all'anno sia il giusto equilibrio.

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