giovedì 14 giugno 2012

Ragionare a breve termine: i problemi dei consigli del Corriere ai risparmiatori

Ieri è uscito un articolo di Giuditta Marvelli sul Corriere.it contenente delle linee guida per i piccoli investitori. Parto subito dicendo che, per una volta, i consigli non sono completamente sballati, anche se qualche problema di coerenza in giro per l'articolo si trova.

Il problema principale, a mio parere, è già nell'incipit.

L'articolo riporta:


Clock face, di Ubzecka
"Dare consigli vincenti a chi si chiede che cosa fare dei propri risparmi è impossibile. Le previsioni in campo finanziario sono sempre incaute, ma in questo momento c'è un intero sistema economico e monetario che non sa ancora che cosa fare del suo futuro. Difficile immaginare una situazione più incerta.
Nelle poche righe qui sotto non ci sono ricette (nessuno le ha e chi dicesse di averle bara), ma un tentativo di interpretare i numeri e la realtà.

Dalla liquidità alle Borse passando per le obbligazioni, ecco che cosa si può fare per costruire un portafoglio che possa passare attraverso la bufera senza farsi troppo male."

L'idea di dover costruire un portafoglio ex-novo e ad-hoc per questa bufera mi sembra figlia di un'ottica di ragionamento nel breve periodo che deve essere del tutto estranea alle logiche dell'investitore.


Come visto nella guida all'investimento è fondamentale per l'investitore dotarsi innanzitutto di un piano di investimento credibile e poi costruire un portafoglio con strumenti adeguati a raggiungere i propri obiettivi. 


Cambiare il proprio portafoglio solo perchè c'è crisi sarebbe come vendere la casa perchè tanto c'è il sole. Le crisi sono parte del normale ciclo dei mercati e non bisogna farsi sopraffare dalla paura o dall'euforia, a seconda del momento.


Solo qualora non avessimo un portafoglio costruito secondo questi criteri dovremmo valutare ex-novo la costruzione del portafoglio. E in questo caso consideriamo un attimo i consigli dati nell'articolo.
Corretto evidenziare come i conti deposito, al momento, riescano a malapena ad offrire un rendimento reale positivo e segnalare come su di essi sia operativa la garanzia del FTID fino a 100.000 euro a depositante.

Il consiglio di incrementare le quote nei BTP qualora si "creda" nel recupero dell'Italia è a mio parere un po' azzardato. Nessuno può sapere come andrà a finire questa crisi e, sinceramente, credo che ciascuno di noi sia già abbastanza esposto verso lo Stato Italia attraverso titoli, fondi comuni, fondi pensione (o TFR all'Inps..) e per la semplice cittadinanza. Non aggiungerei, al momento, un ulteriore carico rispetto a quanto già in "pancia".

Più condivisibile il consiglio di orientarsi verso i porti sicuri, almeno per una parte dei bond: è vero che i rendimenti reali sono negativi per i Titoli di Stato tedeschi, ma è anche vero che al momento sono quelli il cui pagamento è più sicuro. La vedrei in questo modo: se le cose vanno a rotoli e si torna alle valute nazionali o a due valute (Euro-crucco e Euro-med) avere dei Bund ci garantisce di mantenere una parte dei nostri risparmi non svalutata. Se le cose dovessero riprendersi subiremmo una perdita di qualche punto percentuale, ma che sarebbe ampiamente compensata dalla risalita dei corsi azionari.



Assolutamente contrario, invece, a inseguire una diversificazione valutaria attraverso acquisti di titoli norvegesi, americani o britannici. Se è vero che i cambi tra euro e valute "satellite" sono rimasti abbastanza stabili, nessuno può realmente essere certo che questa stabilità rimanga nel tempo. Se le cose dovessero risolversi positivamente il rischio è quello di vedere una forte riduzione dei corsi valutari che si potrebbe andare a sommare alla diminuzione dei corsi dei titoli obbligazionari in quanto non più necessari come bene rifugio.
Ancora più azzardato andare ad acquistare titoli in dollari (non dimentichiamoci che gli USA hanno un deficit mostruoso e un debito pubblico che sta lievitando a vista d'occhio) o in sterline (il Regno Unito è messo più o meno come gli Stati Uniti, ma è pure in recessione).
Per la diversificazione valutaria credo che sia preferibile il mercato azionario.


Nota di merito, invece, per il consiglio su ETF obbligazionari. Non è cosa di tutti i giorni trovare questo consiglio su un quotidiano nazionale. Brava. Peccato che poi cada nell'errore di consigliare singoli titoli per quanto riguarda l'azionario.

In realtà gli ETF hanno molto più senso per quanto riguarda l'azionario che non l'obbligazionario. Il loro basso costo, infatti, li mette in una forte posizione di vantaggio nei confronti dei vari fondi a gestione attiva esistenti. Inoltre il piccolo investitore non ha le competenze per permettersi di lanciarsi in stock-picking di qualche titolo.

Condivisibili invece altri 2 consigli: quello di investire quando gli altri paiono scappare (di solito è così che si gettano le basi per rimbalzi anche del 30%) e quello di investire nel maggior numero di aree possibili. E' il vecchio mantra della diversificazione che, abbiamo visto nella seconda parte della guida all'investimento, è molto efficace.


Quello che non condivido, in questo caso, è invece il consiglio a puntare su cavalli che fino ad ora hanno tenuto bene (Usa, Paesi emergenti..). Nessuno sa cosa faranno i mercati azionari, meglio stabilire delle percentuali di allocazione con cui ci sentiamo a nostro agio e investire a prescindere da qualsiasi considerazione sui livelli dei corsi azionari, sempre in ottica di lungo periodo.



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