domenica 16 dicembre 2012

Proteggersi dall'inflazione: i Buoni del Tesoro indicizzati all'inflazione. BTP€i, OAT€i, Bund€i.

La prima classe di titoli che prendiamo in esame è quella dei Titoli di Stato indicizzati all'inflazione.
I principali strumenti a disposizione per l'investitore in area Euro sono i Titoli dei 3 paesi principali dell'Eurozona: Germania (Bund-€i), Francia (Oat-€i), Italia (BTP-€i).

Caratteristiche dei titoli indicizzati all'inflazione

Il simbolo dell'Euro nell'acronimo serve a ricordarci che la protezione fornita da questi titoli è riferita all'inflazione europea.

Il primo paese a introdurre questo tipo di Titolo di Stato fu la Francia nel 1998, con delle emissioni legate all'inflazione Francese.
In seguito anche l'Italia e la Germania (nel 2003 e nel 2005) cominciarono a offrire titoli con analoghe caratteristche.
Il funzionamento tecnico del titolo è stato copiato (per tutti e due i Paesi) dal titolo Francese.

Il meccanismo è in realtà abbastanza complesso...

In questo tipo di titoli vi è una componente nominale (analoga a quella di tutti gli altri Titoli di Stato) e una componente indicizzata (che serve a far sì che il valore del titolo serva quello dell'inflazione). La cedola (fissa) viene calcolata sul capitale rivalutato al momento dello stacco della cedola.

Come esempio si veda un BTP indicizzato all'inflazione che è possibile acquistare sul mercato, scadenza settembre 2017, ISIN IT0004085210.

Aprendo la scheda si legge: "Il titolo corrisponde cedole fisse, pagate con frequenza semestrale, pari a 2.1% del valore nominale rivalutato sulla base dell'inflazione europea registrata tra la data di emissione e la data di pagamento della cedola, e prevede il rimborso del 100% del valore nominale rivalutato per l'inflazione europea alla scadenza, il 15.09.2017."

E' quanto avevamo visto. Ma come avviene la rivalutazione sulla base dell'inflazione europea?
La rivalutazione si ottiene attraverso un coefficiente di calcolo, che prende il nome di Coefficiente di Indicizzazione.


Il coefficiente viene calcolato dividendo l'inflazione di riferimento per un determinato mese e giorno per l'inflazione base (che coincide con l'inflazione alla data di emissione ed è indicata nel prospetto).

L'inflazione di riferimento viene calcolata secondo la formula seguente:
IRg,m= Indice Eurostat di 3 mesi prima + (giorno -1)/(giorni del mese in esame)* (Indice Eurostat di 2 mesi prima - Indice Eurostat di 3 mesi prima)

Pensierosi? non siete i soli.. anche l'uomo nella foto di Thomas Leutard non ci sta capendo molto!


Fortunatamente non è un calcolo che dobbiamo farci da soli, ma si tratta di un valore che è facilmente reperibile sul sito di Borsa Italiana o del Ministero del Tesoro.
Se seguiamo uno dei due link, vedremo che, ad esempio, è già disponibile il Coefficiente di Indicizzazione per tutti i giorni del mese di Ottobre 2012. In particolare, se volessimo acquistare il titolo il 22 Ottobre 2012, dovremmo utilizzare il coefficiente 1,13948, che andrebbe moltiplicato per il prezzo di mercato.

Se supponiamo di avere in pagamento la cedola semestrale lo stesso giorno, avremo, per ogni titolo 1000 (lotto minimo) x 1,13948 x (2,1%/2) = 11,96 euro. Questa cedola corrisponde a circa un 2,4% in termini nominali, proprio per effetto dell'indicizzazione!

Il coefficiente di indicizzazione, quindi, è il metodo attraverso il quale lo Stato ci garantisce la copertura dall'inflazione rilevata.

Analogamente, quando il titolo arriverà a scadenza, riceveremo l'importo nominale investito moltiplicato per il coefficiente di indicizzazione. E' importante ricordare che nel caso in cui l'importo del coefficiente sia negativo il valore di rimborso non può mai essere inferiore al valore nominale! Questo ci tutela, quindi, da un eventuale scenario deflattivo.

Esempio di acquisto di un BTP-€i.

I Btp-€i possono essere acquistati in asta o sul mercato secondario. Mentre l'acquisto in asta è piuttosto semplice da calcolare (non vi è, infatti, la complicazione del coefficiente di indicizzazione e funziona come la sottoscrizione di qualsiasi altro Titolo di Stato), l'acquisto sul mercato secondario è più complicato.

I prezzi dei Btp-€i sul MOT sono a corso secco. Questo significa che non includono la componente della cedola maturata (e quindi dovremo pagare un rateo separatamente) e non includono il coefficiente di indicizzazione.

Supponiamo di inserire l'ordine di acquisto il 17 ottobre 2012 a 98,46 (corso secco) per 10 mila euro nominali.
Innanzitutto dobbiamo capire il coefficiente di indicizzazione da applicare. Dal momento che il regolamento avviene a 3 giorni, il terzo giorno lavorativo successivo è il 22 ottobre 2012. Il Coefficiente di Indicizzazione da utilizzare è quindi 1,13948, come riportato dal sito di Borsa Italiana.

Inoltre dovremo pagare anche un rateo sulla cedola. Dal 22 ottobre al 15 settembre 2012 (data di ultimo stacco della cedola) sono passati 37 giorni. Calcolando il rateo secondo la convenzione act/act come da prospetto dobbiamo aggiungere 0,21 al prezzo rilevato come corso secco (37/365*2,1%), ottenendo un prezzo da pagare di 98,67.

A questo punto dobbiamo moltiplicare il valore ottenuto per 1,13948 (il CI). Otteniamo 112,43. Il prezzo da noi pagato sarà quindi pari a 112,43/100*10.000= 11.243 euro.
La differenza tra questo prezzo e 9.867 euro (prezzo tel quel del titolo) rappresenta l'indicizzazione del capitale dal 2006 ad oggi!

Tassazione

Un aspetto da non sottovalutare è la tassazione di questi titoli.
La normativa fiscale divide i redditi di carattere finanziario tra redditi diversi (solitamente compensabili) e redditi da capitale.

Nel caso di BTP indicizzati (o titoli analoghi) la cedola viene assoggettata a un'imposta sostitutiva del 12,50% non compensabile con eventuali minusvalenze. La tassazione viene calcolata includendo nel valore della cedola anche la parte relativa al Coefficiente di Indicizzazione.

Il capitale rimborsato a scadenza rientra sempre nelle previsioni del decreto 239 del 1996. E' quindi soggetto a tassazione non compensabile del 12,50%.

Tuttavia, il sito del Ministero ci informa che: "il prelievo di cui al citato decreto n. 239 del 1996, non può che applicarsi a partire da momento in cui detto incremento diviene conoscibile e cioè, precisamente, quando (in prossimità della scadenza ma prima della stessa) saranno resi noti i dati necessari per calcolare il valore di rimborso. Fino a tale momento l'incremento valutato in via probabilistica dal mercato non può costituire, invece, provento soggetto alle disposizioni del decreto 239, citato, e, di conseguenza, qualora nelle compravendite sul titolo se ne tenga conto e, per effetto degli scambi, si producano delle differenze positive (o negative) dette differenze determinerebbero soltanto un guadagno (o una perdita) in linea capitale in capo a chi le realizzasse."

Questo codicillo diventa molto importante per "gestire" fiscalmente i nostri titoli.

Se ipotizziamo di avere accumulato minusvalenze in passato, infatti, e non abbiamo modo di recuperarle diversamente con certezza, una soluzione può essere quella di acquistare titoli indicizzati all'inflazione con scadenza paragonabile a quella delle nostre minusvalenze e venderli appena prima che il calcolo sulla rivalutazione diventi definitivo. In questo modo li cederemo sul mercato e la plusvalenza realizzata sarà compensabile!

Il nostro lettore Killerinpensione evidenzia poi come lo stesso giochino si possa fare con titoli acquistati sopra al valore di 100 per evitare di pagare interamente la tassazione sulla rivalutazione.
Supponiamo, infatti, di acquistare un btpi a un prezzo di 100 con un CI al momento dell'acquisto di 1,10. Pagheremo 110.

A scadenza il BTPi rimborserà 100, ma il CI sarà diventato 1,20. Se portassi a scadenza il mio BTPi pagherei un 12,50% di imposta su tutti i 20 di indicizzazione. Se invece vendo il BTPi appena prima che diventi definitivo il coefficiente pagherò l'imposta solo sul differenziale tra i 120 ottenuti dalla vendita e i 110 sostenuti per l'acquisto.

E' quindi chiaro come sia più conveniente vendere il titolo prima che sia comunicato il valore ufficiale del Coefficiente di Indicizzazione, anche in assenza di minusvalenze.

Se invece il mio acquisto fosse sotto a 100  (es 90) non avrei alcuna convenienza a mettere in pratica questo stratagemma. Pagherei il 12,50% come tassazione sull'incremento del coefficiente di indicizzazione per la parte sopra a 100 (riprendendo l'esempio di prima da 100 a 120) e pagherei comunque il 12,50% per la differenza tra il prezzo di acquisto di 90 e 100.

Vendendo prima della scadenza pagherei lo stesso importo, perchè pagherei un 12,50% di tassazione per redditi diversi pari a 30 (120-90). In questo caso avrei una convenienza solo se avessi già una minusvalenza nel mio zainetto fiscale.

Riassunto finale

In definitiva, possiamo riassumere così pro e contro di Btp-€i e analoghi.

Pro

  • Copertura dall'inflazione garantita dallo Stato.
  • Possibilità (con qualche accorgimento) di compensare le minusvalenze.
  • Nessun costo aggiuntivo dopo il primo acquisto.

Contro

  • Complessità del meccanismo di calcolo del C.I.
  • Scarsa chiarezza nella determinazione del prezzo complessivo per la maggior parte delle piattaforme di Trading.
  • La tassazione riduce la possibilità dello strumento di coprire da inflazione elevata.

5 commenti:

  1. Killerinpensione13 agosto 2013 15:47

    Al di là delle minus, è corretto vendere un btpi 3/4 mesi prima della scadenza (regime capital gain) per evitare di pagare tasse sull'intera rivalutazione a prescindere dal prezzo d'acquisto?

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    1. In assenza di minusvalenze dovresti fare il confronto con il costo di acquisto.

      In linea di massima direi che se l'acquisto è stato fatto sopra alla pari può essere conveniente.. sotto alla pari sarebbe indifferente, perché la tassazione sarebbe identica.

      Voglio però verificare la presenza di qualche codicillo scritto in piccolo al mio ritorno dalle ferie.. con le nostre normative fiscali non si sa mai!

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    2. Killerinpensione13 agosto 2013 22:13

      Cerco di spiegarmi meglio. Se vendo 4 mesi prima della scadenza pago il capital gain sulla differenza prezzo vendita prezzo acquisto (diciamo 120 capitale rivalutato -110 prezzo acquisto). Se vado a scadenza pago il 12.5% sull'intera rivalutazione indipendentemente dal prezzo d'acquisto cioè su 120-100 (e non 110).
      Almeno questo è quello che ho capito io.

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    3. Sì, è quello che intendevo io con sopra alla pari.

      Con acquisto sopra i 100 risulta effettivamente conveniente questo stratagemma!

      Sotto i 100 e senza minusvalenze invece il risultato è che pagheresti le stesse imposte anche portando a scadenza.

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    4. Aggiunte 2 righe sull'osservazione fatta da te nel post originale.

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